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La morte della Pizia

 

La Pizia era davvero una vecchia signora che vaticinava a casaccio? Lei pensava di sì o almeno così scrive Friedrich Dürrenmatt (1921-1990) nel suo divertente eppur serissimo racconto La morte della Pizia.

Ascoltò le domande del giovane Edipo, un altro che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere nei circoli aristocratici, dove, senza scherzi, donne maritate davano a intendere ai loro consorti, i quali peraltro finivano per crederci, come qualmente Zeus in persona si fosse giaciuto con loro. […] Quel giorno però l’intera faccenda le parve di un’idiozia veramente intollerabile, forse perché quando il pallido giovanotto arrivò claudicando al santuario erano ormai le cinque passate, invece di starlo a sentire Pannychis avrebbe dovuto chiudere, e allora […] la Pizia gli fece una profezia che più insensata e inverosimile non avrebbe potuto essere, la quale, pensò, non si sarebbe certamente mai avverata, perché nessuno al  mondo può ammazzare il proprio padre e andare a letto con la propria madre. (pp. 9-10)

Il punto è che il responso della Pizia su Edipo ha invece effetti a tal punto reali da determinare una serie di eventi concatenati che inverosimilmente confermano l’oracolo iniziale. Come un gioco di specchi in cui verità e menzogna s’intrecciano per dar luogo alla realtà dei fatti. Più si va avanti nella storia più il lettore si chiede come sia possibile. Se Edipo è figlio di Giocasta e di Laio, allora la Pizia ha detto il vero; se Edipo è invece figlio di Giocasta e di Mnesippo allora la Pizia ha detto il vero; se Edipo è figlio della Sfinge e dell’auriga Polifonte, allora la Pizia ha detto il vero. E Tiresia? Tiresia è l’indovino grazie al quale Edipo comprende che la profezia si è avverata e che lui ha veramente ucciso suo padre e sposato sua madre. Almeno così è se vi pare. E invece ancora una volta la necessità di scoprire chi ha ucciso Laio, perché la peste a Tebe abbia termine, non è generata dalla volontà degli dèi, vaticinata da un veggente cieco che in realtà finge di esserlo –Tiresia, per l’appunto-, ma dalla volontà umana che dà come risultato di determinare i fatti nel senso dell’oracolo di Delfi, pur non volendolo.

Tu, Pannychis, vaticinasti con fantasia, capriccio, arroganza, addirittura con insolenza irriguardosa, insomma: con arguzia blasfema. Io invece commissionai i miei oracoli con fredda premeditazione, con logica ineccepibile, insomma: con razionalità. Ebbene devo ammettere che il tuo oracolo ha fatto centro.[…] Il tuo improbabilissimo responso si è avverato, mentre sono finiti in niente i miei responsi così probabili e dati ragionevolmente con l’intento di far politica, e cambiare il mondo, e renderlo più ragionevole. (pp. 65-66)

Insomma, tutti i personaggi coinvolti a cominciare da Edipo sanno tutto e fingono di non sapere, ma ciò che sanno è soltanto una lettura della medesima verità: la profezia della Pizia, da cui sembra non si possa sfuggire poiché qualsiasi evento la conferma. Lei, la Pizia -Pannychis XI- ascolta i testimoni che le compaiono davanti in punto di morte. Sorpresa comprende che l’unica verità è proprio la sua, quella che era nata da una menzogna inverosimile, dall’irrazionalità di un responso infinitamente improbabile. Tiresia con la sua razionalità avrebbe voluto rendere il mondo più ragionevole e invece ha involontariamente operato perché proprio l’irrazionale oracolo della Pizia si avverasse. La necessità regola il caso e determina il corso degli eventi? O il caso regola la necessità? Comunque sia, il caso diviene necessario e la necessità diviene casualità. Due facce della medesima moneta.

In realtà, Pannychis, se c’è una cosa che mi preoccupa […] è che non esistono storie irrilevanti. Tutto è connesso con tutto. Dovunque si cambi qualcosa, il cambiamento riguarda il tutto. Perché, Pannychis, […] perché con il tuo oracolo hai inventato la verità! (p. 48).

E del mito compare l’intima natura. Assolve una specifica funzione: mettere ordine al disordine casualmente necessario; dare senso all’insensatezza degli eventi; rendere vero l’inverosimile realtà; mostrare le catene della libertà umana. Ma come agisce il mito? come mette ordine? come dà senso? come rende vero? Come mostra le catene? Attraverso il sacro ovvero l’irrazionale procedere delle cose che l’uomo invano cerca di dominare con la razionalità.

 

 

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Una risposta a La morte della Pizia

  1. paolo contadini scrive:

    Ho letto il racconto di Durrenmatt, è di un interesse eccezionale.In poche pagine sconvolge la già complicata vicenda mitica greca. E’ inserita in una raccolta più ampia di “Racconti” che invito a leggere con calma ed attenzione . Saluti. Paolo

     

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